Sembra scontato dirlo ma, come ricordato da Marcello Cicalò, CEO di Bluserena, nell’ultima puntata diThe Blue Corner, il mondo dell’hotellerie si basa su una regola semplice: «Vendiamo vacanze, il momento più atteso da tutti. Questo significa che i clienti ti affidano il loro tempo. Ed è una grande responsabilità». Una mission tutt’altro che scontata e per cui serve una gestione all'avanguardia. Quindi, per il 2026, quali sono i maggiori trend che stanno ridisegnando il perimetro dell’accoglienza alberghiera a livello internazionale?
«Vendiamo vacanze, il momento più atteso da tutti. Questo significa che i clienti ti affidano il loro tempo. Ed è una grande responsabilità».
Il tema del personale, fra stipendi e ricerca
A pesare maggiormente sulla bilancia è la voce"personale". Sebbene, vista dalla prospettiva italiana, la questione sembri immutabile (con una media di 26.041 euro lordi annui per dipendente, secondo i dati Istat), da anni ormai chi lavora nell’hotellerie chiede stipendi più alti. Negli Usa, per esempio, l’associazione degli albergatori ha registrato una crescita significativa del costo del lavoro negli ultimi anni, culminata in 127 miliardi di dollari (che rappresentano circa il 32% dei costi totali di gestione dell’hotellerie a stelle e strisce) a cui si dovrebbe aggiungere un +3% nel 2026. Non solo, ma nel periodo 2019-25 la crescita è stata del +15,3%; superiore al +12% di crescita del fatturato del settore. In Italia, un piccolo aumento (sia di salario che di costo) è arrivato con il rinnovo del Ccnl Turismodel 2024 che, a regime, dovrebbe garantire un aumento di 200 euro all’anno in busta paga. Con evidenti costi superiori anche per le strutture alberghiere; che comunque non smettono di aver bisogno di manodopera. A gennaio-marzo, secondo i dati Unioncamere, sono 237.480 le assunzioni previste nel settore del turismo (di cui il 70% per i servizi di ristorazione).
L’espansione dell’IA e la nascita delle smart destination
Su questo, qualcosa potrà fare l’IA, ma non troppo. Perché se la tecnologia aiuta razionalizzazioni di personale in base all’afflusso di persone nella struttura, questo rende più intermittente il lavoro. Ad oggi, poi, il ricorso all’IA nell’hospitality è piuttosto sbilanciato verso il cliente: nell’estate 2025, secondo l’Hospitality & Travel Report 2025di Adyen, circa il 30% degli italiani ha utilizzato l’AI per pianificare il proprio soggiorno estivo, con un incremento che arriva a superare l’80% rispetto al 2024. D’altro canto, a fronte di questa domanda, emerge il fenomeno delle“smart destination”: ogni località turistica che sceglie di sfruttare tecnologie ICT all’avanguardia, spesso servendosi di sistemi di intelligenza artificiale, e adottare un approccio data-driven nei propri processi di business. Non solo per agevolare il processo di prenotazione ma per monitorare i flussi, predisporre le strutture e assicurarsi gestione più efficiente della mobilità dei turisti e dei residenti. Ovviamente, aggiustando i prezzi di conseguenza: gli ultra-luxury hotel nel mondo, secondo una ricerca CoStar, hanno visto crescere a 1.270 dollari il costo medio di una stanza (+8% sul 2024). Con tutte le amenities del caso.
Gli investimenti spingono verso la concentrazione
Per riuscire in questa evoluzione, tuttavia, il mercato italiano ha bisogno di spingere su investimenti e sviluppi. In una parola: maggiore concentrazione. Nel 2025, secondo un report Wcg, la maggioranza delle camere nelle grandi città turistiche italiane era detenuta da albergatori per il 41%, seguiti da investitori privati, cioè family office (35%) e da istituzionali (7%). Un fenomeno che va via via accelerando e spinge sugli investimenti che, secondo un report EY, hanno raggiunto i 2,5 miliardi di euro lo scorso anno (+19% sul 2024), con le operazioni value-add che hanno rappresentato ben il 62% delle transazioni complessive. Le strategie hanno riguardato tanto nuove costruzioni quanto riqualificazioni e conversioni di asset esistenti; con particolare interesse agli hotel di lusso (nel Belpaese, nel biennio 2026-27, sono attesi 167 nuovi luxury hotel, compresi i rebranding), e al food&beverage (che secondo Deloitte dovrebbe assorbire il 24% del capitale dedicato investito). Inoltre, si vanno via via segmentando le collezioni delle catene con sub-brand verticali (tipo: turismo outdoor, turismo lento, turismo enogastronomico, ecc.) che spuntano all’orizzonte e rispondono alle esigenze di differenziazione dell’investimento.
Le aperture più attese del 2026
Su queste basi, in Italia, sono pronte al debutto (oppure hanno da poche settimane aperto i battenti) alcune nuove strutture ricettive. Le più attese?Ecco la nostra selezione:
- Orient Express Venezia (Orient Express) - Segna la rinascita di Palazzo Donà Giovannelli con 47 camere e suite (comprese 6 signature) e alcuni appartamenti privati. Da non perdere il Wagon Bar, che rende omaggio agli iconici viaggi in treno verso Oriente.
- Risidenza del Cardinale Milano (Meliá Hotels International) - A pochissimo passi dalla Pinacoteca Ambrosiana, debutta in città Meliá Collection. In tutto, 28 fra camere e suite, comprese 3 penthouse signature con terrazza privata.
- La Réserve Firenze (La Réserve Hotels) - Frutto dell’incontro tra Michel Reybier e i proprietari dello stabile Grégory e Olivia Marciano, questa destinazione è composta da 6 appartamenti privati (con tutti i servizi di un hotel di lusso: dalla palstra al concierge, dallo chef privato al rooftop) in via Spirito Santo, alle spalle del Ponte Vecchio.
- Corinthia Rome (Corinthia Hotels) - In pizza Parlamento, nel cuore della Capitale, con 60 camere di cui 21 fra junior suite e suite tematiche. Disponibile un’ampia area spa sotterranea esclusiva. A completare l’offerta, il nuovo ristorante dello chef Carlo Cracco.
- Hyatt Regency Rome Central (Hyatt) - L’hotel, il primo della sua serie in Italia, offrirà 238 camere, di cui 20 suite, distribuite su sei piani. Punto di forza del progetto è Piano Sette: rooftop di 2.200 mq accessibile a tutti.
- The Lake Como EDITION (EDITION) - Il progetto prevede 148 camere, tra cui 25 suite e 2 penthouse. A conquistare è la varietà dell’offerta ristorativa che conta tre proposte firmate dallo chef tristellato Mauro Colagreco. A completare i servizi, la Longevity Spa e una piscina galleggiante sul lago.
- Le Graal Cortina (Le Graal) - All’indomani delle Olimpiadi invernali, è pronto un 5 stelle lusso che riscrive l’estetica alpina con 30 camere di cui 13 suite con balcone a vista sulle Dolomiti. Un antipasto di quanto atteso a Roma, dove Le Graal dovrebbe aprire un private club all’interno di Palazzo Medici Clarelli.
- Hermitage Hotel & Resort Forte dei Marmi (Starhotels) - Una riapertura che segna un nuovo capitolo gestionale con Starhotels Collezione. Alle sue 59 camere e suite, un raffinato bar e ristorante e una grande piscina immersa nel parco prevista l’introduzione di un’ampia area benessere.
- Baccarat Roma (Baccarat Hotels & Resorts) - All’interno del celebre Hotel Majestic di via Veneto, 87 camere e suite contraddistinte da ambienti ricchi di dettagli esclusivi, finiture raffinate e i tocchi di cristallo Baccarat.
- Rocco Forte Hotels Sardegna Costa Smeralda (Rocco Forte Hotels) - Atteso per giugno vicino Porto Cervo, nasce tra le mura dell’Hotel Le Palme, sulla spiaggia della Costa Smeralda. In totale 64 camere e suite. Tra le punte di diamante, l’Irene Forte Spa e l’offerta culinaria di Fulvio Pierangelini, con tre ristoranti.
- Six Senses Milano (Six Senses) - Debutto in via Brera con 69 camere, incluse 16 suite, disposte intorno a un suggestivo cortile interno. L’offerta gastronomica comprenderà un ristorante stagionale e due bar. Benessre protagonista cona l’iconica Six Senses Spa.