Se, come dimostrato dall'ultimo report Inda Research by FluWhen Food Speaks Culture, realizzata con il supporto scientifico della School of Management del Politecnico di Milano, l'85% dei giovani italiani tra i 15 e i 24anni dichiara di scoprire nuovi brand food & beverage attraverso una piattaforma, prestare attenzione a quali sono i trend #food del 2026 è essenziale per ogni impresa della ristorazione. D'altronde, come ha ricordato Simone Ciaruffoli in una delle ultime puntate diThe Blue Corner«il mercato non sa quello che vuole finché non lo prova». O non lo trova, aggiungiamo noi. Su questa scia, l’anno appena iniziato ha le sue coordinate. Un esempio? Il tam tam generato su TikTok dalla cheesecake giapponese, che non è né l’una né l’altra e vuole assomigliare a un Tiramisù. Perché sui social funziona un mix di «storytelling e marketing: il primo per conquistare il cliente, il secondo per consolidarsi nelle sue scelte», ha ricordato Francesco Basile, CEO di Qromo durante la stessa puntata.

Che cos'è la Foodmo

Insomma anno nuovi, nuovi trend. A guidarli c'è un approccio che è stato identificato con l'acronimo Foodmo (daFear Of Missing Outapplicato al food). Una pressione sociale che spinge a non perdere il piatto o il locale virale del momento. Un passaparola digitale che ha sostituito quello tradizionale, trasformando i social media nel principale strumento di scoperta gastronomica. Quella che viene ormai definita la social discovery. Ma essere presenti su TikTok, Instagram e simili non basta. La competizione per le aziende del food&beverage e, in particolare, della ristorazione si gioca su tre sfide:

  • individuare nuovi linguaggi,
  • intercettare il bisogno di benessere dell’utente
  • ripensare il ruolo stesso dell’influencer.

Il ruolo dell’influencer nel food

A tal proposito, sempre il report di INDA Hub evidenzia che il 56% dei brand collabora con influencer per raccontare la propria unicità, il 77% per lanci di prodotto, ma solo il 15% li coinvolge in progetti valoriali e appena il 7% in iniziative orientate alla conversione. Le difficoltà principali? Secondo Flu, “misurare l’efficacia reale delle campagne (45%) e trovare un equilibrio tra voce del brand e quella del creator (30%)”.

I trend gastronomici del 2026 (sui social)

Ma a livello gastronomico, quali sono le attese degli utenti social? A stilare l'elenco ci ha pensato la BBC:

  • Il gusto fricy: Unione delle parole inglesi fruit e spicy. Una sorta di sapore agrodolce che unisce le cucine di Messico e Thailandia. Non solo nel piatto, ma anche nel drink con versioni “piccanti” di cocktail classici.
  • Mini-porzioni e snackification: le porzioni si riducono e il buffet diventa più sofisticato e divertente grazie a finger food che reinterpretano le ricette della tradizione.
  • Food & beverage funzionale: proteine e fibre diventano il pilastro della dieta, sia solida che liquida grazie a piatti fermentati e bevande probiotiche.
  • Burro nocciola: non proprio salutare, ma di grande gusto e impatto. Soprattutto sui social, il giusto palcoscenico per smentire qualche falso mito sul suo utilizzo in cucina.
  • Le jaked potatoes rifatte: Glow-up per una ricetta tradizionale (che ora si fa nella friggitrice ad aria) rivisitata in chiave gourmet e light.
  • Il ritorno del cavolo cappuccio: sulla spinta della cucina asiatica e europea centro-orientale, il cavolo riguadagna terreno nelle ricette social come comfort food.

E dei trend 2025, quali vi ricordate? Qualcuno ha mai provato l’hot honey (miele dolce-piccante), il caffè al tahini (più cremoso del tradizionale) o il propitious mango ice cream (dalla Cina)? Eppure sono tutti fenomeni di cui sembrava non potessimo fare a meno poco meno di qualche mese fa.