Francesco Arnesano
Romano, classe 1995, Francesco cresce in una famiglia di ristoratori. Il padre è cuoco al "Mare di Roma" di Ostia, aperto nel 2002, e Francesco entra in contatto con la materia prima da bambino. A quattordici anni, da autodidatta, cominciare a impastare diventa un'ossessione. Non sceglie un'accademia: sceglie i libri di Gabriele Bonci, che a Roma ha appena aperto Pizzarium e sta riscrivendo da solo il vocabolario della pizza in teglia. Bonci diventerà il suo "nume tutelare", maestro e amico — un rapporto che continua tuttora.Nel 2016, a soli ventuno anni, Francesco fonda Lievito, Pizza, Pane: trentacinque metri quadrati in viale Europa, all'EUR. La filosofia è già definita: alta idratazione, lunga maturazione, farine biologiche macinate a pietra, lievito madre. I condimenti vengono solo da piccoli produttori etici, scelti per stagionalità e filiera controllata. È un progetto piccolo ma radicale, che il quartiere prima e la Capitale poi imparano a riconoscere.Il riconoscimento istituzionale arriva nel 2020: Premio Speciale Acqua Panna – S.Pellegrino "Pizzaioli Emergenti" della Guida Pizzerie d'Italia del Gambero Rosso, e inserimento nella guida. Da quel momento Francesco diventa una delle voci più riconoscibili della nuova generazione del lievitato romano. Nel maggio 2023 inaugura il secondo Lievito in Via Simone Martini, sempre all'EUR: questa volta è un format più ampio — forno, pizzeria, pasticceria, caffetteria, con laboratorio a vista e una partnership di caffè con Picapau Coffee Roastery.Nel 2024 Lievito conquista il secondo posto nella classifica 50 Top Pizza nella categoria Pizza in Viaggio dedicata alla pizza al taglio. E il 17 dicembre 2024 Francesco firma il salto di scala più ambizioso della sua carriera: l'apertura del terzo Lievito al Terminal 1 dell'Aeroporto di Roma Fiumicino, dentro la nuova food court di Avolta/Autogrill — accanto ad All'Antico Vinaio e a EXKI. È la prima volta che la pizza in teglia romana di alta gamma entra in un grande hub aeroportuale.Accanto alla pizza, Francesco coltiva con la stessa cura il mondo dei grandi lievitati — panettone, pandoro, colomba. «Sono prodotti che ti tengono vivo», dice. E spiegano, meglio di qualunque premio, perché non si è mai sentito arrivato.